Nel weekend del 25-26 luglio 2026 un semplice operatore di ricerca ha fatto emergere un problema di privacy noto ma ancora non completamente risolto. Digitando site:claude.ai/share su Google apparivano centinaia di conversazioni create con Claude, il chatbot di Anthropic.
Non si trattava di chat private. Solo di quelle che gli utenti avevano deliberatamente reso pubbliche tramite la funzione Share, scegliendo l'opzione "chiunque abbia il link". Quelle pagine web, però, non contenevano il meta tag noindex né header X-Robots-Tag adeguati. Quando qualcuno pubblicava il link su Reddit, X, forum o GitHub, i crawler di Google lo scoprivano e lo indicizzavano.
Cosa contenevano quelle chat
Tra i contenuti finiti nei risultati di ricerca c'erano:
- chiavi di wallet crypto e seed phrase
- curriculum completi con dati di contatto
- report medici e risultati di trial clinici con nomi di pazienti
- documenti aziendali marcati "uso interno"
- API key e credenziali
- numeri di telefono e dati di minori
Alcune conversazioni risultavano addirittura etichettate "shared by Anthropic", incluso un caso in cui Claude generava contenuti espliciti, in contrasto con le policy ufficiali della società.
La risposta di Anthropic
L'azienda ha agito rapidamente. Entro poche ore dalla diffusione del post su Reddit i risultati sono spariti da Google. Una portavoce, Amie Rotherham, ha dichiarato:
"Diamo alle persone il controllo sulla condivisione pubblica delle conversazioni con Claude e, in linea con i nostri principi sulla privacy, non condividiamo directory o sitemap di chat con motori di ricerca come Google. Questi link non sono indovinabili o scopribili a meno che le persone non li condividano loro stesse. Quando qualcuno condivide una conversazione, rende quel contenuto pubblicamente accessibile e, come qualsiasi altro contenuto web pubblico, può essere archiviato da servizi di terze parti."
In pratica Anthropic ha spostato la responsabilità sull'utente, sottolineando che il link inviato privatamente non finisce nei risultati di ricerca, mentre quello postato pubblicamente sì.
Precedenti e pattern ricorrente
Non è la prima volta. Nel settembre 2025 circa 600 conversazioni di Claude erano già finite su Google. OpenAI e xAI hanno vissuto incidenti analoghi con le rispettive funzioni di share di ChatGPT e Grok. Il pattern è sempre lo stesso: la funzione "condividi con link" crea una pagina web reale e non autenticata, ma le protezioni anti-indicizzazione restano incomplete o vengono disattivate in qualche aggiornamento.
Cosa fare adesso
Se hai mai usato il pulsante Share su Claude:
- Vai su Impostazioni → Privacy → Shared Chats (o Shared links)
- Controlla l'elenco
- Disattiva o elimina i link di conversazioni che contengono dati sensibili
Anche se Google ha de-indicizzato i risultati, le pagine originali restano raggiungibili da chi ha salvato l'URL e possono essere ancora presenti su altri motori di ricerca o archivi.
Il problema di fondo
Le funzioni di share degli AI chatbot sono progettate per la comodità, non per la privacy di default. "Chiunque abbia il link" viene interpretato dagli utenti come "solo le persone a cui lo mando", mentre tecnicamente significa "pagina web pubblica senza autenticazione". Fino a quando i produttori non renderanno i link non indicizzabili di default (con noindex forzato e possibilità di opt-in per la crawlability), episodi di questo tipo continueranno a ripetersi.
Testo: assistito da AI · revisionato da Carlos H. P. Ross




